Maturità

Myricae

venerdì, marzo 2nd, 2012

Myricae

Myricae (1891) è la prima raccolta di poesie di Giovanni Pascoli, i suoi scritti sono ordinati in base alla metrica e non con senso logico. In Myricae confluiscono due importanti componenti della cultura pascoliana:

  1. la conoscenza legata all’origine contadina
  2. la sua approfondita formazione classica

Infatti il nome Myricae viene ripreso dai versi virgiliani nella quarta bucolica:

“muse siciliane, cantiamo cose un pò più grandi! Non a tutti piacciono gli arbusti e le umili tamerici”

Pascoli determina così la sua raccolta perchè non ha intenzione di cantare “cose un pò più grandi”, alla sua poesia bastano le tamerici. Già dal titolo ricaviamo l’idea di una poesia agreste, che tratta temi modesti e quotidiani e dei lavori nei campi; quindi una poesia che allarga il numero dei soggetti poetabili rompendo così la linea della lirica aulica di ascendenza petrarchesca.

E’ importante tener conto della STATICITA’, non c’è l’evoluzione dei temi o dell’ideologia ma evolvono le forme e le strutture che le esprimono. Nella prefazione riconosciamo alcuni motivi centrali della poetica pascoliana, la poesia si pone come:

  • poesia di lutto (tomba del padre assasinato)
  • poesia di memoria (i canti devono rimanere, durare)
  • poesia di dolore (lagrima, singulto)
  • poesia di campagna , dei suoi suoni, delle sue presenze rassicuranti e inquietanti.

Inoltre l’universo poetico di pascoli è povero di concrete figure umane: o è presente l'”io” del poeta o vi trova posto una sorta di umanitaresimo senza uomini.

L’ideologia pascoliana è caratterizzata:

  1. dalla rievocazione del nido famigliare prima che la malvagità degli uomini la distruggessero, quindi del rimpianto dell’infanzia; nido è inteso come nucleo originario dei genitori.
  2. il rifiuto della realtà sociale moderna avvertita come minacciosa e inquietante. Le città appaiono come mostri e ci si rifugia in campagna, che assume le somiglianze dell’Eden rurale governato da innocenza e autenticità.

Myricae si propone perciò in una veste modesta, circoscritta dalla quotidianità, alle piccole cose cantate con linguaggio di tutti i giorni; si direbbe comprensibile ma questa semplicità è solo apparente, infatti la poesia richiede una decodificazione su diversi piani per accedere alla non lineare pscicologia di Pascoli, alla sua ideologia e alla sua visione di mondo. L’ambientazione campestre di Myricae e la citazione del Virgilio bucolico, non devono indurre il lettore a credere di trovarsi davanti a idilli arcaidici o a descizioni realistiche. La descrizione della natura è lo scenario, lo schermo su cui il poeta proietta le proprie angoscie, le inquietudini e i fantasmi, i ricordi e le paure. Un altra novità della raccolta Myricae è una nuova rappresentazione della realtà che ha perduto sia i valori di riferimento romantico sia le certezze razionali e la fiducia della scienza dell’età del positivismo.

Struttura poetica

copertina della raccolta Myricae

copertina della raccolta Myricae

Lo iato tra poesia di Myricae e lirica ottocentesca appare evidente fin dalla struttura: entranbe sono brevi, questo ci conduce a un idea di poesia che si pone come illuminazione, come impressione colta all’istante. La struttura di Myricae non risponde più ad un ordine logico ma procede per accostamenti paratattici, in cui il narratore procede per ellissi, analogie, iterazioni, riprese e salti. Al discorso razionalmente organizzato finisce così per supplire il ritmo cioè la musicalità, in un intreccio di suoni affidati allonomatopea e all’assonanza. Oltre alla sintassi del tutto nuovo è anche l’impasto linguistigo diviso in tre livelli:

  1. GRAMMATICALE: lingua che utilizziamo normalmente per la comunicazione.
  2. AGRAMMATICALE o PREGRAMMATICALE o prima della grammatica: costituito da onomatopee, per questo è detto fonosimbolico perchè produce suoni (“chiu””gre gre”); in questo linguaggio Pascoli si rivela innovatore (futuristi e dadaisti ne faranno ampio uso), però non si limita al puro impiego dell’ onomatopea ma gioca semantizzandola(aggiunge l’articolo indeterminativo cioè la tratta come un sostantivo qualsiasi: “come un fru fru”) e desemantizzandola(come in “anch’io anch’io chio chio chio” dove l’onomatopea nasce dall unione anche e io, privati del loro valore grammaticale).
  3. POSTGRAMMATICALE: è formato da termini tecnici, ai gerghi per conferire un colore locale;un esempio è la presenza di termini garfagnini nei canti di Castelvecchio o nei primi poemetti “Italy” dove riproduce il linguaggio di un emigrante che torna dall’america (idioma italo-americano).

Pascoli non avrà un rifiuto radicale della metrica perchè ne seguirà e utilizzerà versi e strofe ma saranno resi irriconoscibili, snaturati attraverso cesure, enjambements, parentesi, iterazioni, assonanze, alliterazioni. Frequente è il ricorso all’ ipermetro un verso sdrucciolo che, per la sua rima con un verso piano, esorbita dal giusto numero di sillabe, rompe le frontire, trabocca oltre la fine del verso. L’eccezione di questo verso più lungo rientra nell’ordine nel verso successivo, “quella sillaba che era di troppo, o si elide d’innanzi alla vocale seguente o è contata nel numero di sillabe del verso successivo”(la troviamo in “gelsomino notturno”).

 

altre fonti le trovate su wikipedia

Giovanni Pascoli

venerdì, marzo 2nd, 2012

Giovanni Pascoli

Giovanni Pascoli

Giovanni Pascoli

Giovanni Pascoli nasce nel 1855 e ha una formazione classica. I vari lutti familiari influiranno negativamente sulla sua visione della vita, condizionando le sue tematiche poetiche (nido-fanciullino).

Una delle caratteristiche del simbolismo evidenti in Pascoli è la regressione (recupero di immagini consolatorie), una presenza ossessiva è il nido , rifugio sicuro, luogo della famiglia originaria. L’esperienza affettiva lo porta ad esagerare i rischi del mondo. Un ampliamento del simbolo-nido lo troviamo ne “la siepe” dove il campo chiuso dalla siepe delimita uno spazio, appunto il nido familiare(proprità privata); in “nebbia” la nebbia appare come una barriera che racchiude il poeta e gli nasconde la realtà esterna; i morti (tema che troveremo molto spesso) proseguono la comunicazione con lui; connessa a questa figura è quella degli uccelli che hanno una funzione di premonizione, annunciano eventi di morte; i fiori rimandano a un duplice significato: erotico e mortuario, è infatti metafora della fecondazione e al mistero del sesso e vengono associati a riti funebri.

la poetica

Il saggio “il Fanciullino“, Pubblicato su il “Marzocco”, consta di 20 brevi capitoli in cui Pascoli enuncia la propria idea di poesia; tipicamente pascoliano è il vagheggiamento dell’infanzia come momento non toccato dal male e immune alla sofferenza, età della perfetta innocenza.
Rispetto alle poetiche dei simbolisti francesi e alle loro rappresentazioni della figura del poeta come “veggente”, visionario che da voce all’inesprimibile, Pascoli nel “il fanciullino”(che non vuole ripetere il già detto ne trovare l’indicibile), si muove in una dimensione più domestica e familiare, pur nascendo anche questa poetica, sotto il segno del ripudio della logica concettuale e del rifiuto di ogni rappresentanza meramente realistica.

Il poeta coincide con il fanciullino che è in ognuno di noi(non si tratta di una poetica elitaria). Il fanciullino è quella parte di noi che mettiamo a tacere durante la nostra crescita, è la parte che rimane piccola nonostante la nostra maturità: “noi cresiamo egli rimane piccolo“. Poeta è dunque solo chi sa ascoltare il “fanciullino”, chi si fa guidare da lui; è solo grazie a lui che vediamo cose a cui di solito non badiamo.

Il poeta è anche “l’Adamo che mette il nome a ciò che vede e sente” e che “scopre nelle cose le somiglianze e le relazioni più ingegnose”.
Queste analogie e associazioni inedite di immagini, che vediamo in Pascoli, si possono spiegare con il rapporto “vedere-immaginare” o “udire-immaginare”; è il fanciullino che scopre quelle corrispondenze, quelle ingegnose relazioni metaforiche.
SCOPRIRE —> è una parola chiave nella poetica pascoliana degli oggetti: per Pascoli  la poesia “non si inventa  ma si scopre” (e lo fa il fanciullo nel suo vagabondare). La poesia non è un operazione razionale ne frutto di invenzione intellettualistica, ma è risultato di una scoperta, di una apertura alle cose, agli oggetti, anche quelli impoetici; non trovare non è difetto della poesia ma degli occhi.

La scoperta di questi oggetti comporta una “allargamento del poetabile”, cioè un ampliamento di temi e oggetti mai comparsi nella lirica italiana: i protagonisti della poesia di Pascoli sono infatti la campagnia con le sue umili fatiche, gli attrezzi da lavoro, con titoli impensabili fino ad ora come “galline”, “la polenta”,”arano”. Questa poetica degli oggetti condurrà attraverso l’esperienza crepuscolare delle “umili cose(HUMILES MYRICAE) alle “buone cose di pessimo gusto.

Se il poeta è “ingenuo” non potrà essere “retore”. La poetica di Pascoli ripudia la retorica (da poco restaurata da Carducci ed esasperata proprio in quegli anni da D’ Annunzio). Il poeta non è l’eroe democratico, non è il “superuomo”; umile e modesto è capace di dire la parola che tutti, senza saperlo, hanno nel cuore, in cui tutti si riconoscono.
Pascoli si chiede se il poeta sarà o no “un autore di provvidenze civili e sociali.” perchè il poeta se e quando è veramente poeta (guidato dal fanciullino) riesce ispiratore di buoni e civili costumi, d’amor patrio e familiare e umano…ma non deve farlo apposta.

Nel saggio dedicato al leopardiano “sabato nel villaggio” Pascoli accusa Leopardi di scarsa verosimiglianza per aver privilegiato la letteratura nella tipica antitesi romantica, natura-letteratura. Il topos letterario si imporebbe sull’osservazione scrupolosa della realtà: Leopardi pone nel solito mazzolino le viole (di marzo) e le rose (di maggio).

” Vedere e udire altro non deve fare il poeta”. Pascoli

Il poeta-fanciullino deve limitarsi a registrare le impressioni visive-uditive che la natura suscita in lui (si può vedere in “lavandare” e “novembre”). Tramite il vedere e l’udire il poeta coglie anche il PARTICOLARE: non la cosa in quanto tale, come una fotografia con tutti i dettagli, ma il particolare in cui egli vede racchiusa la poeticità della scena, un elemento che non tutti sanno vedere. —> fusione tra poetica impressionistica e poetica dell’oggetto.

Anche se il tema del simbolismo non è affrontato nel fanciullino appare evidente la fitta rete simbolica; anche nei saggi dedicati al poema dantesco, tessuto cifrati di simboli e allegorie.
Pascoli definisce Dante “poeta del mistero” e sostiene che nel poema dantesco vi siano “…due idee per ogni parola e due rappresentazioni per ogni immagine…”; è evidente che Pascoli  sta parlando anche della propria poesia: la POLISEMIA (due idee per ogni parola), la dialettica fra determinato e indeterminato, il visibile e immediatamente percepibile e l’ivisibile, nascosto e remoto.

altre informazioni le trovate su wikipedia

Esame di stato

venerdì, gennaio 20th, 2012

Esame di stato: quello che dovete sapere sulle materie

…se sono uscite lo scorso anno non usciranno (quasi) sicuramente quest’anno

 

questo è l’elenco delle materie uscite all’esame di stato  dell’anno scorso nella seconda prova:

Liceo Scientifico: MATEMATICA
Liceo Classico: LATINO
Liceo Linguistico: LINGUA STRANIERA
Liceo Pedagogico: PEDAGOGIA
Liceo Artistico: DISEGNO GEOMETRICO, PROSPETTIVA E ARCHITETTURA
Istituto Turistico: TECNICA TURISTICA
Istituto Tecnico Commerciale: ECONOMIA AZIENDALE
Istituto Tecnico per Geometri: COSTRUZIONI
Istituto Alberghiero: ALIMENTI E ALIMENTAZIONE
Istituto per i Servizi Sociali: TECNICA AMMINISTRATIVA
Istituto Tecnico delle Industrie Meccaniche: MACCHINE A FLUIDO

Qui potete trovare il pdf della prima prova dell’esame di stato dello scorso anno

qui potete trovare altre cose utili sull’ esame di stato

In questo blog potete trovare appunti scolastici utili, nella categoria appunti di scuola

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