Myricae

Myricae

Myricae (1891) è la prima raccolta di poesie di Giovanni Pascoli, i suoi scritti sono ordinati in base alla metrica e non con senso logico. In Myricae confluiscono due importanti componenti della cultura pascoliana:

  1. la conoscenza legata all’origine contadina
  2. la sua approfondita formazione classica

Infatti il nome Myricae viene ripreso dai versi virgiliani nella quarta bucolica:

“muse siciliane, cantiamo cose un pò più grandi! Non a tutti piacciono gli arbusti e le umili tamerici”

Pascoli determina così la sua raccolta perchè non ha intenzione di cantare “cose un pò più grandi”, alla sua poesia bastano le tamerici. Già dal titolo ricaviamo l’idea di una poesia agreste, che tratta temi modesti e quotidiani e dei lavori nei campi; quindi una poesia che allarga il numero dei soggetti poetabili rompendo così la linea della lirica aulica di ascendenza petrarchesca.

E’ importante tener conto della STATICITA’, non c’è l’evoluzione dei temi o dell’ideologia ma evolvono le forme e le strutture che le esprimono. Nella prefazione riconosciamo alcuni motivi centrali della poetica pascoliana, la poesia si pone come:

  • poesia di lutto (tomba del padre assasinato)
  • poesia di memoria (i canti devono rimanere, durare)
  • poesia di dolore (lagrima, singulto)
  • poesia di campagna , dei suoi suoni, delle sue presenze rassicuranti e inquietanti.

Inoltre l’universo poetico di pascoli è povero di concrete figure umane: o è presente l'”io” del poeta o vi trova posto una sorta di umanitaresimo senza uomini.

L’ideologia pascoliana è caratterizzata:

  1. dalla rievocazione del nido famigliare prima che la malvagità degli uomini la distruggessero, quindi del rimpianto dell’infanzia; nido è inteso come nucleo originario dei genitori.
  2. il rifiuto della realtà sociale moderna avvertita come minacciosa e inquietante. Le città appaiono come mostri e ci si rifugia in campagna, che assume le somiglianze dell’Eden rurale governato da innocenza e autenticità.

Myricae si propone perciò in una veste modesta, circoscritta dalla quotidianità, alle piccole cose cantate con linguaggio di tutti i giorni; si direbbe comprensibile ma questa semplicità è solo apparente, infatti la poesia richiede una decodificazione su diversi piani per accedere alla non lineare pscicologia di Pascoli, alla sua ideologia e alla sua visione di mondo. L’ambientazione campestre di Myricae e la citazione del Virgilio bucolico, non devono indurre il lettore a credere di trovarsi davanti a idilli arcaidici o a descizioni realistiche. La descrizione della natura è lo scenario, lo schermo su cui il poeta proietta le proprie angoscie, le inquietudini e i fantasmi, i ricordi e le paure. Un altra novità della raccolta Myricae è una nuova rappresentazione della realtà che ha perduto sia i valori di riferimento romantico sia le certezze razionali e la fiducia della scienza dell’età del positivismo.

Struttura poetica

copertina della raccolta Myricae

copertina della raccolta Myricae

Lo iato tra poesia di Myricae e lirica ottocentesca appare evidente fin dalla struttura: entranbe sono brevi, questo ci conduce a un idea di poesia che si pone come illuminazione, come impressione colta all’istante. La struttura di Myricae non risponde più ad un ordine logico ma procede per accostamenti paratattici, in cui il narratore procede per ellissi, analogie, iterazioni, riprese e salti. Al discorso razionalmente organizzato finisce così per supplire il ritmo cioè la musicalità, in un intreccio di suoni affidati allonomatopea e all’assonanza. Oltre alla sintassi del tutto nuovo è anche l’impasto linguistigo diviso in tre livelli:

  1. GRAMMATICALE: lingua che utilizziamo normalmente per la comunicazione.
  2. AGRAMMATICALE o PREGRAMMATICALE o prima della grammatica: costituito da onomatopee, per questo è detto fonosimbolico perchè produce suoni (“chiu””gre gre”); in questo linguaggio Pascoli si rivela innovatore (futuristi e dadaisti ne faranno ampio uso), però non si limita al puro impiego dell’ onomatopea ma gioca semantizzandola(aggiunge l’articolo indeterminativo cioè la tratta come un sostantivo qualsiasi: “come un fru fru”) e desemantizzandola(come in “anch’io anch’io chio chio chio” dove l’onomatopea nasce dall unione anche e io, privati del loro valore grammaticale).
  3. POSTGRAMMATICALE: è formato da termini tecnici, ai gerghi per conferire un colore locale;un esempio è la presenza di termini garfagnini nei canti di Castelvecchio o nei primi poemetti “Italy” dove riproduce il linguaggio di un emigrante che torna dall’america (idioma italo-americano).

Pascoli non avrà un rifiuto radicale della metrica perchè ne seguirà e utilizzerà versi e strofe ma saranno resi irriconoscibili, snaturati attraverso cesure, enjambements, parentesi, iterazioni, assonanze, alliterazioni. Frequente è il ricorso all’ ipermetro un verso sdrucciolo che, per la sua rima con un verso piano, esorbita dal giusto numero di sillabe, rompe le frontire, trabocca oltre la fine del verso. L’eccezione di questo verso più lungo rientra nell’ordine nel verso successivo, “quella sillaba che era di troppo, o si elide d’innanzi alla vocale seguente o è contata nel numero di sillabe del verso successivo”(la troviamo in “gelsomino notturno”).

 

altre fonti le trovate su wikipedia

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2 Responses to “Myricae”

  1. Sirya scrive:

    Grazie è stato molto utile…complimenti!!!!

  2. mam93 scrive:

    Proprio quello che cercavo!!!! grazie

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