Giovanni Pascoli

Giovanni Pascoli

Giovanni Pascoli

Giovanni Pascoli

Giovanni Pascoli nasce nel 1855 e ha una formazione classica. I vari lutti familiari influiranno negativamente sulla sua visione della vita, condizionando le sue tematiche poetiche (nido-fanciullino).

Una delle caratteristiche del simbolismo evidenti in Pascoli è la regressione (recupero di immagini consolatorie), una presenza ossessiva è il nido , rifugio sicuro, luogo della famiglia originaria. L’esperienza affettiva lo porta ad esagerare i rischi del mondo. Un ampliamento del simbolo-nido lo troviamo ne “la siepe” dove il campo chiuso dalla siepe delimita uno spazio, appunto il nido familiare(proprità privata); in “nebbia” la nebbia appare come una barriera che racchiude il poeta e gli nasconde la realtà esterna; i morti (tema che troveremo molto spesso) proseguono la comunicazione con lui; connessa a questa figura è quella degli uccelli che hanno una funzione di premonizione, annunciano eventi di morte; i fiori rimandano a un duplice significato: erotico e mortuario, è infatti metafora della fecondazione e al mistero del sesso e vengono associati a riti funebri.

la poetica

Il saggio “il Fanciullino“, Pubblicato su il “Marzocco”, consta di 20 brevi capitoli in cui Pascoli enuncia la propria idea di poesia; tipicamente pascoliano è il vagheggiamento dell’infanzia come momento non toccato dal male e immune alla sofferenza, età della perfetta innocenza.
Rispetto alle poetiche dei simbolisti francesi e alle loro rappresentazioni della figura del poeta come “veggente”, visionario che da voce all’inesprimibile, Pascoli nel “il fanciullino”(che non vuole ripetere il già detto ne trovare l’indicibile), si muove in una dimensione più domestica e familiare, pur nascendo anche questa poetica, sotto il segno del ripudio della logica concettuale e del rifiuto di ogni rappresentanza meramente realistica.

Il poeta coincide con il fanciullino che è in ognuno di noi(non si tratta di una poetica elitaria). Il fanciullino è quella parte di noi che mettiamo a tacere durante la nostra crescita, è la parte che rimane piccola nonostante la nostra maturità: “noi cresiamo egli rimane piccolo“. Poeta è dunque solo chi sa ascoltare il “fanciullino”, chi si fa guidare da lui; è solo grazie a lui che vediamo cose a cui di solito non badiamo.

Il poeta è anche “l’Adamo che mette il nome a ciò che vede e sente” e che “scopre nelle cose le somiglianze e le relazioni più ingegnose”.
Queste analogie e associazioni inedite di immagini, che vediamo in Pascoli, si possono spiegare con il rapporto “vedere-immaginare” o “udire-immaginare”; è il fanciullino che scopre quelle corrispondenze, quelle ingegnose relazioni metaforiche.
SCOPRIRE —> è una parola chiave nella poetica pascoliana degli oggetti: per Pascoli  la poesia “non si inventa  ma si scopre” (e lo fa il fanciullo nel suo vagabondare). La poesia non è un operazione razionale ne frutto di invenzione intellettualistica, ma è risultato di una scoperta, di una apertura alle cose, agli oggetti, anche quelli impoetici; non trovare non è difetto della poesia ma degli occhi.

La scoperta di questi oggetti comporta una “allargamento del poetabile”, cioè un ampliamento di temi e oggetti mai comparsi nella lirica italiana: i protagonisti della poesia di Pascoli sono infatti la campagnia con le sue umili fatiche, gli attrezzi da lavoro, con titoli impensabili fino ad ora come “galline”, “la polenta”,”arano”. Questa poetica degli oggetti condurrà attraverso l’esperienza crepuscolare delle “umili cose(HUMILES MYRICAE) alle “buone cose di pessimo gusto.

Se il poeta è “ingenuo” non potrà essere “retore”. La poetica di Pascoli ripudia la retorica (da poco restaurata da Carducci ed esasperata proprio in quegli anni da D’ Annunzio). Il poeta non è l’eroe democratico, non è il “superuomo”; umile e modesto è capace di dire la parola che tutti, senza saperlo, hanno nel cuore, in cui tutti si riconoscono.
Pascoli si chiede se il poeta sarà o no “un autore di provvidenze civili e sociali.” perchè il poeta se e quando è veramente poeta (guidato dal fanciullino) riesce ispiratore di buoni e civili costumi, d’amor patrio e familiare e umano…ma non deve farlo apposta.

Nel saggio dedicato al leopardiano “sabato nel villaggio” Pascoli accusa Leopardi di scarsa verosimiglianza per aver privilegiato la letteratura nella tipica antitesi romantica, natura-letteratura. Il topos letterario si imporebbe sull’osservazione scrupolosa della realtà: Leopardi pone nel solito mazzolino le viole (di marzo) e le rose (di maggio).

” Vedere e udire altro non deve fare il poeta”. Pascoli

Il poeta-fanciullino deve limitarsi a registrare le impressioni visive-uditive che la natura suscita in lui (si può vedere in “lavandare” e “novembre”). Tramite il vedere e l’udire il poeta coglie anche il PARTICOLARE: non la cosa in quanto tale, come una fotografia con tutti i dettagli, ma il particolare in cui egli vede racchiusa la poeticità della scena, un elemento che non tutti sanno vedere. —> fusione tra poetica impressionistica e poetica dell’oggetto.

Anche se il tema del simbolismo non è affrontato nel fanciullino appare evidente la fitta rete simbolica; anche nei saggi dedicati al poema dantesco, tessuto cifrati di simboli e allegorie.
Pascoli definisce Dante “poeta del mistero” e sostiene che nel poema dantesco vi siano “…due idee per ogni parola e due rappresentazioni per ogni immagine…”; è evidente che Pascoli  sta parlando anche della propria poesia: la POLISEMIA (due idee per ogni parola), la dialettica fra determinato e indeterminato, il visibile e immediatamente percepibile e l’ivisibile, nascosto e remoto.

altre informazioni le trovate su wikipedia

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2 Responses to “Giovanni Pascoli”

  1. mam93 scrive:

    Grazie per questo riassunto….molto utile come al solito!!!

  2. raffy00 scrive:

    UTILISSIMO….grazie appuntiditutti!!!!!

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