Soren Kierkegaard

Soren Kierkegaard

La vita religiosa di Kierkegaard ha un significato profondo per quanto riguarda la mia fede, cioè abbandonarsi a Dio in modo totale senza dare spiegazione;Dio inteso come sollievo alla disperazione e alla angoscia; anche se per Nietzche é la più grande delle bugie, rimane radicato in me perché è l’unico pensiero che mi dà pace, è l’unica sicurezza del mio mondo. Così mi accontenterò di essere una “piccola donna”
Kierkegaard nasce in Danimarca nel 1813, la sua filosofia fu influenzata dalla tragica morte di 5 dei suoi sei fratelli e dalla rigida educazione dei genitori.
Kierkegaard riconduce l’esistenza umana alla categoria della “possibilità”, (esistenza intesa come modo d’essere dell’uomo nel mondo)
cioè l’esistenza è un insieme di possibilità che obbligano l’uomo ad una scelta che comportano un rischio; esistere significa scegliere.
Kierkegaard individua tre stadi dell’esistenza:
stadio estetico
stadio etico
stadio religioso

Questi sono i modi di vivere e concepire l’esistenza che non possono fondersi perché sono completamente opposti, tant’è che il “passaggio” dall’uno all’altro postula sempre una rottura.
La vita religiosa è per Kierkegaard quella vera, quella che porta in se la sostanza dell’esistenza; la fede è però scandalo e paradosso e Cristo è il segno di questo paradosso: è colui che soffre e muore come uomo, mentre parla e agisce come Dio. L’uomo scegliendo questo stadio si apre totalmente a Dio riuscendo a vincere (anche se non a eliminare completamente) l’angoscia e la disperazione. Il personaggio simbolo che utilizza per descrivere questa vita è Abramo.
Abramo riceve da Dio l’ordine di uccidere il figlio Isacco e quindi di andare contro la moralità, contro le leggi della morale,gli affetti e la società. Il significato è che il principio religioso sospende interamente l’azione del principio morale; l’uomo che ha fede seguirà l’ordine divino anche a costo di una rottura totale con gli uomini e con la moralità. La fede è un rapporto privato tra uomo e Dio, è il dominio della solitudine, è una decisione che l’uomo deve prendere da solo.
La fede aiuta l’uomo a eliminare l’angoscia e alleviare la disperazione.
La prima è il “sentimento del possibile” cioè quello stato d’animo che nasce di fronte alla “vertigine” della libertà e alle infinite possibilità negative che incombono sulla vita. Nasce tra il rapporto uomo-mondo; la seconda si riferisce al rapporto dell’uomo con se stesso; l’Io è posto di fronte a due decisioni cioè accettare o non accettare se stesso: se si accetta non potrà giungere all’equilibrio perché è insufficiente a se stesso e quindi finito; se non si accetta e vuol essere ciò che non è si scontra con un impossibilità di fondo. In ogni caso ci si imbatte nella disperazione che è un autentica malattia mortale, non perché conduce alla morte dell’Io, ma perché si vive la morte dell’Io, cioè la negazione del tentativo umano di rendersi autosufficienti o di evadere da se. Per superarla l’unica terapia è la Fede, perché nella fede l’uomo si affida completamente a Dio. L’uomo deve quindi “volere” la disperazione perché comporta la ricerca della salvezza.

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