Pirandello

Pirandello

Le Maschere di Pirandello

 Per Pirandello la maschera è mistero ed è ciò che non ci permette di vedere e conoscere una persona; tutti noi abbiamo una maschera per non far conoscere a fondo il nostro essere, per paura di non essere capiti o magari di essere esclusi. Prendiamo le nostre caratteristiche, le scegliamo e con quelle più idonee costruiamo la nostra falsa identità, ovvero la maschera. Secondo il mio punto di vista questo è un passaggio istintivo, causato dalla società e dalla morale imposta, infatti se vediamo una persona che va in giro senza vestiti a nessuno viene in mente che forse quello è il suo modo d’ essere, ma è più probabile che il pensiero comune lo ritenga un folle o un maniaco. Infatti per Pirandello tutti indossano una “maschera”, conforme a ciò che da noi si aspettano gli altri e che noi ci siamo imposti. Sconsolante è quindi il quadro di questa società, fondata sul nulla della finzione, della convinzione, del credere vero quello che si sa non essere tale. L’individuo viene travolto facilmente da questo gioco tragico e finisce per “vedersi vivere”: non più vivere la vita in senso attivo e fattivo, ma lasciarsi imporre la vita, subirla come un peso. A questo punto l’individuo, che si è visto vivere, si ribella, ma si tratta di una ribellione solo momentanea, infatti i personaggi che si ribellano alla forma finiscono per riaccettare la loro situazione perché in effetti non ci sono alternative, oppure succede che si precipiti nella pazzia senza più uscirne. In genere i personaggi di Pirandello sono degli associali perché capiscono che la vita sociale non ha spontaneità, immediatezza; ci sono però delle situazioni sociali inevitabili, una di queste è la famiglia, che non appare un luogo di serenità, tranquillità e pace, ma che diventa invece un luogo di tensione, un ambiente pieno di ipocrisie, di menzogne. Nei personaggi pirandelliani è venuto soprattutto un indebolimento dell’ “io”: l’uomo ha perso coscienza di se stesso (già la psicanalisi glielo ha dimostrato), questo “io” ha perso la sua forza nei confronti delle tradizioni sociali; quest’indebolimento dell’ “io” è caratteristica non solo di Pirandello, ma in generale del Decadentismo. Con la disgregazione dell’io si arriva alla perdita dell’identità e si entra nella follia, tema centrale in molte opere, nel quale Pirandello inserisce addirittura una ricetta per la pazzia: dire sempre la verità, la nuda e cruda e tagliente verità, infischiandosene dei riguardi e delle maniere, delle ipocrisie e delle convenzioni sociali. Questo comportamento porterà presto all’isolamento da parte della società e, agli occhi degli altri, alla pazzia. Pirandello svolge una ricerca inesausta sull’identità della persona nei suoi aspetti più profondi, dai quali dipendono sia la concezione che ogni persona ha di sé, sia le relazioni che intrattiene con gli altri. Egli mette in evidenza il contrasto tra la vita, che scorre inesorabilmente e la forma, cioè l’esigenza di fermare il tempo in immagini certe, stabili alle quali ancorare la conoscenza che si ha, o meglio si crede di avere, di sé e degli altri. Dal contrasto tra la vita e la forma nasce il relativismo psicologico che si esprime in due sensi:nel rapporto interpersonale e nel rapporto che una persona ha con se stessa. Gli uomini nascono liberi ma il Caso interviene nella loro vita precludendo ogni loro scelta: l’uomo nasce in una società precostituita dove ad ognuno viene assegnata una parte secondo la quale deve comportarsi.
Ciascuno è obbligato a seguire il ruolo e le regole che la società impone, anche se l’io vorrebbe manifestarsi in modo diverso: solo per l’intervento del caso può accadere di liberarsi di una forma per assumerne un’altra, dalla quale non sarà più possibile liberarsi per tornare indietro, come accade al protagonista de Il fu Mattia Pascal
L’uomo dunque non può capire né gli altri né tanto meno sé stesso, poiché ognuno vive portando – consapevolmente o, più spesso, inconsapevolmente – una maschera dietro la quale si agita una moltitudine di personalità diverse e inconoscibili.
La reazione al relativismo avviene in tre modi:
Reazione passiva
L’uomo accetta la maschera, che lui stesso ha messo o con cui gli altri tendono a identificarlo. Ha provato sommessamente a mostrarsi per quello che lui crede di essere ma, incapace di ribellarsi o deluso dopo l’esperienza di vedersi attribuita una nuova maschera, si rassegna. Vive nell’infelicità, con la coscienza della frattura tra la vita che vorrebbe vivere e quella che gli altri gli fanno vivere per come essi lo vedono. Accetta alla fine passivamente il ruolo da recitare che gli si attribuisce sulla scena dell’esistenza. Questa è la reazione tipica delle persone più deboli come si può vedere nel romanzo Il fu Mattia Pascal.
Reazione ironico – umoristica
Il soggetto non si rassegna alla sua maschera però accetta il suo ruolo con un atteggiamento ironico, aggressivo o umoristico. Ne fanno esempio varie opere di Pirandello come: Pensaci Giacomino, Il gioco delle parti e La patente. Il personaggio principale di quest’ultima opera, Rosario Chiàrchiaro, è un uomo cupo, vestito sempre in nero che si è fatto involontariamente la nomea di iettatore e per questo è sfuggito da tutti ed è rimasto senza lavoro. Il presunto iettatore non accetta l’identità che gli altri gli hanno attribuito ma comunque se ne serve. Va dal giudice e, poiché tutti sono convinti che sia un menagramo, pretende la patente di iettatore autorizzato. In questo modo avrà un nuovo lavoro: chi vuole evitare le disgrazie che promanano da lui dovrà pagare per allontanarlo. La maschera rimane ma almeno se ne ricava un vantaggio.
Reazione drammatica
L’uomo vuole togliersi la maschera che gli è stata imposta e reagisce con disperazione. Non riesce a strapparsela ed allora se è così che lo vuole il mondo, egli allora sarà quello che gli altri credono di vedere in lui e non si fermerà nel mantenere questo suo atteggiamento sino alle ultime e drammatiche conseguenze. Si chiuderà in una solitudine disperata che lo porterà al dramma, alla pazzia o al suicidio come accade ad esempio per i personaggi dei drammi Enrico IV, Sei personaggi in cerca d’autore e Il gioco delle parti, o al protagonista di Uno, nessuno e centomila.

“E’ chiaro che Pirandello vuole farci capire che nessuno conosce nessuno e tanto meno noi stessi (come si può vedere in “uno, nessuno e centomila”), perché la nostra identità è basata sulle altre persone, o meglio, ognuna di queste persone mi conosce in un modo diverso da come io mi conosco, ed ecco che la mia rappresentazione (cioè il mio corpo) si divide in centomila diverse immagini; ogni persona mi conosce in modo diverso e ha di me un immagine che è diversa dalle altre, quindi equivalgo a centomila personalità che rappresentano il solito corpo.”

 

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One Response to “Pirandello”

  1. calì77 scrive:

    Grazie per il tuo rappunto!!!! :)

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