Costa Concordia

Costa Concordia

Il disastro poteva essere evitato

Venerdì 13 Gennaio 2012 ore 21.40 La Costa Concordia scontra uno scoglio delle isole Scole, nei pressi del porto del Giglio e inizia a imbarcare acqua; 22.58 suona la sirena per l’abbandono della nave; 23.15 Costa Concordia inizia ad inclinarsi lentamente, fino ad appoggiarsi sul fianco di dritta. L’evacuazione terminerà tra le 2.30 e le 3.00 del mattino.
3.216 passeggeri e 1.013 membri dell’equipaggio.
Il bilancio delle vittime del 20 gennaio e di 11 persone e 22 dispersi. Numeri molto piccoli considerando la vastità del disastro, se non fosse per il fatto che questi numeri potevano essere ridotti a zero. Come potete vedere all’inizio dell’articolo, passano quasi 2 ore tra l’urto e l’ordine di abbandonare la nave. Se non fosse stato per l’inadeguatezza del capitano Francesco Schettino, forse quei “numeri così piccoli” sarebbero inesistenti, e la vicenda sarebbe stata ricordata come una “grottesca burla”.Purtroppo non è così e dobbiamo fare i conti con gente incompetente. Il capitano Schettino non ha neanche rispettato il codice della marina, ovvero: “il capitano non deve abbandonare la sua nave”; ha pensato bene di imbarcarsi su una barca di salvataggio e fare finta di niente!! Infatti dopo solo 5 giorni, è diventata famosa la conversazione telefonica tra Schettino e il comandante della capitaneria di porto Gregorio De Falco:

[…]
Schettino:“In questo momento la nave è inclinata…”

De Falco:
“Ho capito. Ascolti: c’è gente che sta scendendo dalla biscaggina di prua. Lei quella biscaggina la percorre in senso inverso, sale sulla nave e mi dice quante persone e che cosa hanno a bordo. Chiaro? Mi dice se ci sono bambini, donne o persone bisognose di assistenza. E mi dice il numero di ciascuna di queste categorie. E’ chiaro? Guardi Schettino che lei si è salvato forse dal mare ma io la porto… veramente molto male… le faccio passare un’anima di guai. Vada a bordo, cazzo!”

Ma il capitano della Costa Concordia si difende così durante l’interrogatorio:

“I passeggeri si accalcavano sui ponti prendendo d’assalto le scialuppe. Io non avevo neanche il giubbotto salvagente perché lo avevo dato uno dei passeggeri, che cercavo di farli salire in modo ordinato sulle barche. All’improvviso, visto che la nave era inclinata di 60-70 gradi, sono inciampato e sono finito dentro una di quelle imbarcazioni. Per questo mi trovavo lì. E una volta sospeso non riuscivo a scendere in mare perché lo spazio era ostruito da altre imbarcazioni in acqua”.

Questa tragedia poteva essere evitata, ma fino a quando grandi responsabilità verrano affidate a persone incompetenti noi italiani non potremo sperare nel meglio.

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